Il test delle emissioni otoacustiche (OAE) è uno dei test uditivi oggettivi in cui le risposte agli stimoli sonori vengono raccolte da un dispositivo di misurazione. Questo test mostra il funzionamento delle cellule ciliate esterne della coclea, che amplificano le onde sonore che raggiungono l’orecchio interno. I segnali vengono raccolti con un microfono posizionato nel condotto uditivo del paziente.
Le emissioni otoacustiche sono presenti fin dalla nascita. Diminuiscono con l’età e possono essere alterate da vari tipi di danni all’orecchio interno, in particolare dall’esposizione intensa o prolungata al rumore, ma anche da vari farmaci ototossici, in particolare alcuni chemioterapici.
Come tutte le indagini volte a valutare l’udito di un paziente, questo test ha valore solo se fa parte di una valutazione completa del sistema uditivo, che comprende un’accurata anamnesi, un’otoscopia eseguita con l’ausilio di un microscopio e test uditivi soggettivi (audiometria tonale e vocale).
Le emissioni otoacustiche (OEA) servono a valutare il funzionamento delle cellule ciliate esterne (CCE) della coclea, il cui ruolo è amplificare le vibrazioni sonore. Le OEA sono un test oggettivo (senza risposta attiva del paziente) e un eccellente strumento di diagnosi precoce dei danni all’orecchio interno.
Durante l’esame delle OEA, nell’orecchio viene inserito un piccolo auricolare contenente un altoparlante e un microfono. L’orecchio deve essere ben isolato (auricolare ben aderente).
Le OEA sono utili nello screening neonatale e pediatrico dei disturbi uditivi. Vengono utilizzate anche in caso di esposizione al rumore (medicina del lavoro, musicisti) o di trattamenti ototossici (alcuni antibiotici come gli aminoglicosidi; chemioterapici come il cisplatino). Le OEA si alterano spesso prima dell’audiogramma.
Si utilizzano principalmente due tipi di OEA:
L’esame delle OEA dura in genere 5-10 minuti (a volte un po’ di più in età pediatrica).